Pare un po' il simbolo della resistenza, il castello d'Erbia. Imponente, solitario, si innalza dalla sommità di un promontorio, quasi a dominare l'aspro e allo stesso tempo spettacolare panorama della Val Perino, nel Piacentino. Un tempo sede di feudatari del luogo, ora il castello versa in cattivo stato, è mezzo diroccato. Ma resiste, suo malgrado, ai segni del tempo e all'incuria.
E' proprio questo che ha ispirato il nome del gruppo musicale Enerbia (storpiatura dialettale di Erbia): sono un po' la roccaforte della musica tradizionale ed antica, che intendono recuperare e far rivivere in tutta la sua ricchezza e vitalità. Ad oggi gli Enerbia sono uno dei più importanti gruppi italiani attivi in questo campo, ed il loro lavoro è legato in particolare alla valorizzazione del repertorio dell'Appennino nord-occidentale, quello delle Quattro province, Piacenza, Genova, Pavia, Alessandria. Quattro province diverse, quattro diverse regioni: divisioni amministrative che sono cosa recente, un tempo, invece, tutta quest'area era culturalmente omogenea, era luogo di passaggio dalla pianura padana al mare, di scambio di merci come l'olio e il sale, era incontro di vallate dove riecheggiavano i suoni e i canti struggenti di una ricca tradizione musicale, tramandata nel tempo solo oralmente da musicista a musicista.
E' questo il repertorio che gli Enerbia interpretano e studiano con un continuo e appassionato lavoro di ricerca. Maddalena Scagnelli, che della Val Perino è originaria, è voce e violino del gruppo, e cura anche l'arrangiamento e la ricerca musicale dei brani....
Maddalena, quali altri strumenti include il gruppo?
Abbiamo voluto esaltare quelli tipici della tradizione, recuperandoli nella loro naturalezza, purezza, senza fronzoli o rimaneggiamenti, ma rimanendo il più possibile fedeli allo spirito di questa musica. Abbiamo la fisarmonica, suonata da Franco Guglielmetti, il piffero ed il flauto, suonati da Gabriele Dametti, pensa, un ragazzo di soli vent'anni. Poi abbiamo Paolo Simonazzi alla ghironda e alla piva, Davide Cignatta alla chitarra, Claudio Schiavi al contrabbasso, Adriano Sangineto all'arpa gotica.
La musica, i canti cosa raccontano di queste genti dell'Appennino?
Segnavano i momenti più importanti della loro vita: raccontano di matrimoni, fidanzamenti, nascite, morti. Parlano di amori infelici, feste religiose. E poi, ancora, di lavoro, di partenze, di guerra, del ritorno della primavera. La musica era strumento di comunicazione, occasione di aggregazione. Senza dimenticare le danze: i canti e la musica erano fortemente intrecciati ai balli, e la nostra ricerca intende proprio riscoprire anche le antiche danze, come la Giga, la Piana, l'Alessandrina, il Perigurdino. Quando è possibile, nei nostri concerti abbiniamo la musica a questi balli, che sono speso balli di gruppo, coinvolgenti, dove tutti ballano con tutti.
Qual è stato il tuo percorso professionale, e come sei approdata agli Enerbia?
Ho studiato al Conservatorio, e mi sono accostata con forte interesse alla musica barocca. Ho poi frequentato un corso internazionale di musica antica ad Urbino, che ho continuato ad approfondire con una formazione successiva. Poi ho incontrato Franco, che è diventato mio marito: lui è il vero “portatore” della tradizione. Pensa, ha imparato a suonare la fisarmonica dagli anziani del paese. Con lui è nata l'idea di fondare un gruppo per dare voce alla musica della nostra tradizione, della nostra terra. Pian piano si sono aggiunti tutti gli altri strumenti.
Il vostro lavoro ha avuto risonanza grazie anche alle collaborazioni col mondo del cinema, del teatro, della letteratura. Numerose sono state le partecipazioni nei programmi televisivi e radiofonici; siete chiamati a suonare nelle più importanti città italiane... Come lo spieghi questo acceso interesse e riscoperta della musica popolare? Un segno del bisogno di rafforzare l'identità del territorio, di esportarla oltre i confini nazionali?
Vedi, la nostra musica propone melodie e suoni nuovi, pur affondando le radici nell'antichità. Sono suoni non omologati. E' una musica ricca, vitale, appassionata, dove protagonisti sono strumenti che raccontano un pezzo di Appennino. E tutto questo incuriosisce, desta interesse.
Il nostro pubblico è molto variegato. Comprende certamente gli abitanti di queste valli, che recuperano con questa musica parte di memoria familiare. Ci sono poi molti giovani, attratti anche dai balli di gruppo che accompagnano i canti. E vengono a sentirci anche gli addetti ai lavori, musicisti che magari si occupano di musica rinascimentale, che ascoltano Monteverdi.
La vostra musica per lo più la suonate in ambiente aperto, nelle piazze, nei borghi, in mezzo alla natura: ricordi un'occasione, un concerto in cui hai provato delle emozioni particolari, più forti che non in altri casi? Per il calore del pubblico, per la suggestione del luogo...
E' stato toccante suonare nel chiostro dell'abbazia di San Colombano a Bobbio, ricordiamo ancora con emozione lo spettacolo che abbiamo fatto in piena natura, lungo le cascate del Perino. E poi, ricordo il concerto in Sicilia, sull'Etna, a momenti il pubblico non voleva lasciarci andar via, è stato commovente. Ma non riesco a scegliere un'occasione in particolare, di momenti belli ce ne sono stati davvero tanti.
In quali iniziative siete stati coinvolti di recente? E i prossimi progetti? A cosa state lavorando?
Siamo appena tornati dagli Stati Uniti, siamo stati invitati ad esibirci a Las Vegas, in occasione della manifestazione dedicata alla cultura italiana “Celebration of Italy”. E' stata una grande soddisfazione incontrare un interesse tanto forte da così lontano per le tradizioni locali. Abbiamo suonato e tenuto workshop, ed è stato un successo che ci ha fatto tornare carichi.
Il tema su cui adesso vorremmo focalizzare l'attenzione è quello della Via Francigena: ci piacerebbe riproporre la scoperta dell'Appennino coniugando il percorso a piedi con il concerto, intrecciando cammino e musica proprie sulle vie che sono state la culla di questa ricca tradizione antica.