Colonsay è una piccola isola dell’arcipelago delle Ebridi, davanti a Glasgow, tra Irlanda e Scozia. Il 16 agosto del 1940 sulla spiaggia di un isolotto vicino a Colonsay, dal nome gaelico “Eilan nan Ron “ (isola delle foche), fu rinvenuto il corpo di un uomo. Da un esame dei resti degli abiti comparve una sigla “14700 G.Delgrosso “. Fu quindi possibile identificarlo: si trattava di Giuseppe Delgrosso nato a Borgotaro nel 1889.
Come tanti nostri concittadini, Delgrosso era partito anni prima da Borgotaro alla ricerca di un futuro migliore per sé e la sua famiglia. Si era stabilito ad Hamilton una piccola città al sud della Scozia. Si era sposato con Ines Poli ed aveva tre figli. Aveva lavorato duramente ed aveva costruito una piccola attività economica, gestendo alcuni locali che vendevano “fish and chips“. Aveva certamente nostalgia del suo “Borgo“, ma ormai la sua vita era là. I suoi figli erano nati in Gran Bretagna, lì studiavano. Anche lui si sentiva in qualche modo parte di quella terra che lo aveva accolto e lo ospitava. Ma non aveva fatto i conti con l’assurdità della guerra.
Il 10 giugno 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Gran Bretagna e Delgrosso insieme a tantissimi come lui divennero improvvisamente “stranieri-nemici “. Circa 4000 italiani, maschi in età compresa tra 15 e 70 anni, furono arrestati ed internati. Se pensiamo che la comunità italiana in Gran Bretagna in quegli anni era di circa 19.000 persone, è facile immaginare che quasi ogni famiglia fu coinvolta da questa decisione. Furono allontanati dalle loro case senza spiegazioni, lasciando i famigliari nell’angoscia e nella disperazione, e avviati verso centri di internamento diffusi in tutto il paese.
La Gran Bretagna in quelle settimane era in guerra da sola contro la Germania e l’Italia che avevano occupato tutta l’Europa; si sentiva isolata e così decise di cominciare il trasferimento di questi internati verso il Canada e l’Australia.
Il 30 giugno 1940 dal porto di Liverpool salpò l'"Arandora Star", una nave da crociera per l’occasione utilizzata per trasportare persone. Normalmente poteva trasportare non più di 400 passeggeri. Quella volta furono fatti salire sulla nave più di 1500 persone, la maggior parte italiani, poi tedeschi ed austriaci (anch’essi internati), quindi militari inglesi e personale dell’equipaggio. La nave era diretta in Canada ma due giorni dopo la partenza, mentre stava entrando in pieno Atlantico, fu intercettata da un sommergibile tedesco ed affondata. Morirono 446 italiani, moltissimi provenienti dai paesi della montagna parmense.
Una tragedia terribile, per troppi anni da tutti dimenticata.
Ma da qualche tempo qualcosa si sta muovendo. Un nuovo libro che racconta questi avvenimenti, uno spettacolo teatrale, un filmato. Qualche anno fa il Comune di Borgotaro ha assunto una iniziativa in qualche modo eccezionale che parte da Colonsay e Giuseppe Del grosso. Da un articolo di giornale si è scoperto che ogni anno, da quel lontano 16 agosto 1940, la gente di Colonsay ricorda il ritrovamento del corpo di Giuseppe Delgrosso, si reca sulla spiaggia di Eilan nan Ron, pianta una croce e deposita dei fiori. Questa cerimonia avviene ogni anno ed in qualche modo questa storia è diventata parte della storia di quella comunità.
Questo gesto di grande umanità ha profondamente toccato i borgotaresi. Così
nel 2004 in occasione della visita a Borgotaro di Kevin Byrne, uno dei cittadini più rappresentativi di Colonsay, il Consiglio Comunale di Borgotaro, riunito in seduta straordinaria, ha concesso la
cittadinanza onoraria a tutti i 130 abitanti dell’isola.
Un atto di grande significato che sottolinea i valori della tolleranza e della pace.
Ma il 2008 è stato un anno speciale per chi ha a cuore il recupero della memoria della tragedia dell’Arandora Star.
La Provincia di Parma, insieme alla consulta degli Emiliano-romagnoli nel mondo, si è fatta promotrice di una serie di iniziative che hanno avuto il momento più importante a
Liverpool il 2 luglio scorso quando, alla presenza delle più alte autorità italiane ed inglesi si è ricordato la tragedia dell’Arandora Star
La Città di Liverpool, che per il 2008 è stata la "Capitale europea della cultura", si è offerta di ospitare questa manifestazione e di inserirla nelle iniziative tese a richiamare i valori europei della pace e dell'integrazione culturale.
La
giornata in ricordo della tragedia dell’Arandora Star è iniziata con una cerimonia religiosa nella chiesa di Our Lady and Saint Nicholas, quindi alla presenza di Mons. Mario Conti Arcivescovo di Glasgow e dell’Ambasciatore d’Italia in Gran Bretagna Giancarlo Aragona si è scoperto una lapide che ricorda la tragedia.
Nel pomeriggio alla presenza dei familiari delle vittime, da un traghetto sono state gettate nel fiume Mersey corone di fiori da parte delle autorità italiane, inglesi e tedesche, accompagnate dal Cwmbach Male Chorus di Cardiff. E' poi stato presentato il nuovo libro di
Serena Balestracci “Arandora star. Dall’oblio alla memoria“.
Ed infine nel teatro del Merseyside Marittime Museum la “Fabrizio Festa Ensemble“ ha presentato un
oratorio su testo di Marcello Fois e musiche di Fabrizio Festa scritto per l’occasione.
Nei giorni precedenti una delegazione si era recata a Colonsay per incontrare la comunità di quell’isola per tanti anni custode della memoria della tragedia dell’Arandora Star.